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Periodo Medievale

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Con la caduta dell’impero romano d’occidente e le invasioni barbariche che seguirono, le campagne si spopolarono e la gente cercò riparo nei centri arroccati sui monti, meno esposti agli attacchi e meglio difendibili. Ponti, acquedotti, ville romane e luoghi di culto vennero abbandonati a se stessi, come anche vennero abbandonate le zone abitate più esposte.

 Molti nobili preferirono consegnare i propri beni alla Chiesa Romana perché li difendesse. E’ in questo periodo che si diffuse il fenomeno del monachesimo e sul territorio della valle dell’Aniene si insediarono una grande quantità di conventi e strutture monastiche. Le città vennero fortificate con la costruzione di rocche e castelli. A partire dal V secolo, i vescovi, essendo le uniche autorità rimaste sul territorio, iniziarono ad esercitare, oltre al potere spirituale, anche il potere temporale o civile. Tivoli, città di una certa importanza fu sede del vescovato e diventò un centro di potere, annoverando fra i propri vescovi perfino un Papa: il tiburtino Simplicio (468-483).

Con l’invasione dei Longobardi che assediarono Roma nel 579, il papato, utilizzando i beni della chiesa, organizzò la milizia cittadina. Anche il Vescovo di Tivoli, Anastasio, si organizzò in tal senso per la difesa della città, in altre parole la chiesa si era militarizzata, dotandosi di un proprio esercito.

Nel X secolo Tivoli fu testimone e partecipe delle lotte tra le famiglie nobili romane ed il papato fu sostenuto dagli Ottoni, imperatori sassoni del Sacro Romano Impero. Ottone III scese in Italia in supporto di Papa Giovanni XV e cacciò da Roma la potente famiglia dei Crescenzi. Tivoli in quel periodo era governata dalla famiglia Conti che l'amministrava per conto degli Ottoni, perseguendo una politica di spoliazione dei beni tiburtini a favore del monastero sublacense. Tivoli insorse contro l’inviato di Ottone III che col suo esercito assediò la città nell’anno 1000. I Tiburtini intimoriti fecero atto di sottomissione scegliendo di essere Ghibellini, appoggiando quindi la politica dell’imperatore del Sacro Romano Impero. Ii Guelfi erano invece quelli che appoggiavano il Papato, opponendosi all’autorità dell’imperatore. I Tiburtini mantennero questa scelta per tre secoli e vennero in conflitto più volte con l’Abbazia di Subiaco, che era schierata con il Papa.

In varie occasioni Tivoli manifestò la sua ostilità al papato, sia ospitando degli antipapa, sia combattendo contro l’esercito pontificio, pagandone però le conseguenze, tra cui anche una occupazione da parte dei Normanni. Nel XII secolo si riaccesero le ostilità con il monastero di Subiaco, retto allora dall'abate Pietro IV. Tivoli intervenne con l'esercito cittadino a cui naturalmente l'abate di Subiaco rispose con le proprie milizie. I rapporti tra Tivoli e Roma diventarono sempre più tesi. Papa Innocenzo II nel 1139 scomunicò i Tiburtini per essersi appropriati dei castelli di S.Polo, di S.Angelo e di S.Cosimato e, alleatosi con i Romani, interessati al controllo delle vie di comunicazione, nel maggio 1442 marciò su Tivoli. I Tiburtini vinsero la battaglia, ma l’anno successivo subirono una sconfitta e salvarono la città dalla distruzione solo per l’intervento di Papa Innocenzo II (che voleva così ingraziarsi i Tiburtini per controbilanciare la potenziale ostilità dei Romani).

Quando nel 1239 Federico II, nipote del grande Federico Barbarossa, fu scomunicato da Papa Gregorio IX, marciò con il suo esercito verso Roma e si accampò nei dintorni della città, in attesa che fosse eletto un nuovo papa, in quanto Gregorio XI era nel frattempo morto. In attesa dell’elezione del Papa, Federico II soggiornò per qualche tempo a Tivoli, schierata dalla sua parte, e poi in Sicilia. Matteo Orsini, senatore romano, approfittando dell’assenza di Federico II, attaccò le truppe imperiali respingendole. Anche Tivoli ne subì le conseguenze, con attacchi e devastazioni ed infine fu costretta a fare atto di sottomissione al senato romano. I Tiburtini dovettero pagare un tributo annuo e furono governati da un Conte, designato dal senato di Roma.

Nel XIV secolo Tivoli venne di nuovo coinvolta nelle lotte di potere, questa volta però la troviamo schierata con il Papato. Nel 1370, la città guerreggiò, perdendo il conflitto, contro il Conte Corrado di Antiochia, che si era ribellato all’autorità di Tivoli, non volendo più pagare il tributo per il feudo di Articoli. Nel 1378 Tivoli sostenne Papa Urbano VI negli scontri contro la famiglia Orsini, questa volta però l’esercito tiburtino ne uscì vittorioso e Tivoli riuscì ad assoggettare il feudo di Articoli, sconfiggendo Corrado di Antiochia e ad estendere i suoi poteri anche sulla città di Saracinesco, sbaragliando le truppe degli Orsini. Nel secolo successivo, come molti altri centri, Tivoli fu coinvolta nelle intricate vicende e lotte tra la famiglia Orsini e la famiglia Colonna, che avevano nella città i propri sostenitori e che con fasi alterne vedevano prevalere l’una o l’altra famiglia.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 22 Marzo 2009 20:17 )  

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